martedì 16 ottobre 2012

Un pezzetto di lettera al giorno...

Oggi, anzi ieri, ho deciso di scrivere un pezzetto di lettera al giorno. Un piccolo momento ogni giorno, un pensiero epistolare dedicato. Ci sarà un perché? Non lo so! O forse sì... Il fatto è che raccontarsi, diventa difficile, è come levarsi la coperta in una notte gelida, sei quasi certo di prenderti una polmonite. In fondo lo sappiamo un po tutti, anche quelli che come me hanno l'indefessa tendenza a essere positivi. Però, ogni tanto, anche noi ci scontriamo con le corazzate degli altri, sui mari di nessuno e, seppur tentiamo la via pacifica che la nostra vita ci ha insegnato, gli altri ci travolgono, con le loro negatività, con le loro pretese di controllarci, di essere al di sopra di noi, e noi, fermi, impassibili, abbiamo dimenticato come fa una lacrima a scivolare giù per la guancia, però per quei 5 maledettissimi minuti, quel gesto alieno, ci brucia, ci fa male, ci stermina la mente. A volte mi fa riosservare cosa sia la rabbia, cosa sia la gelosia o l'invidia. Sono solo 5 minuti, a volte meno, perché poi il mio essere "umano", mi riporta alla ragione, e tutto quel vociare assurdo della mia mente tace di nuovo.
Però, nel frattempo, ho deciso che non vi dirò il perché delle mie epistole! Vi lascio sulle spine, forse un giorno lo racconterò, o semplicemente pubblicherò le epistole stesse, chissà!?

My worse expression

I wore my worse face,
to face my faceless day,
I ran worse run,
to go far from myself,
I told my worse word,
to cut my soul with a sword,
I close my worst eye,
to see a different shade of light.

16/10/2012

RFDO

mercoledì 10 ottobre 2012


Drappo

Materia che scostata mi lascia intravedere 
ciò che la tua voce mi vuol portare,
disegnando o disdegnando la stravaganza della cosa,
neppur me ne dolgo, semplice lo scosto,
e tu nascosta, ferale e trepidante assali la mia mente,
poi la voce, la mia gola si secca in cerca di parole,
mentre sotto la coltre che ti copre, danzi sorridente,
tra foglie d'autunno lontane, e fontane ormai fredde,
solo mi sconcerta, il ricordo di sciabordii lunari,
accanto alle vette d'ogni pavida intenzione,
che cerchi le più ardite intenzioni,
celandole sotto veli spessi, di colori sgargianti.

10/10/2012

RFDO

sabato 6 ottobre 2012

Iniziare qualcosa
Non è mai facile, ogni tanto qualcuno ti chiede, cosa fai? Scrivo. Rispondi, ma poi, come lo dimostri? Tiri fuori dalla tua borsa sapiente, il tuo fedele taccuino, quadernetto o quel che sia. Sai uno di quelli neri, che hanno la copertina in pelle? Con un sacco di pagine bianche immacolate, però, con qualcosa già scritto, qualche poesia, scritta nei momenti più disparati, qualcuna a casa, quando già ti eri coricato, oppure uscendo di casa, arrivato al semaforo rosso, dove un'improvviso lampo ti ha colto i sensi. Che bello quello, no? Uno fermo al semaforo rosso, non in macchina, a piedi, che tira fuori dalla borsa il suo moleskine, la sua penna tratto fine (amo le penne tratto fine, le 0,5 per intenderci), e si mette a scrivere. Ti viene da ridere anche, perché pensi alle facce perplesse di quelli che passano in macchina, o sono fermi e si domandano che accidenti fa quello!? Se poi non se lo domandano che importa, tu lo pensi, e tra te e te sorridi, in fondo non è un pensiero così terribile. Apparire un perfetto idiota che scrive poesie mentre aspetta che il semaforo torni verde. Quindi, dicevamo, scusate se divago, qualcuno che ti chiede che fai, e tu gli porgi il tuo quadernetto, e gli fai leggere l'ultima cosa che hai scritto, che è una sorta di esperimento che ti ha preso la mente nel pomeriggio, una poesia senza verbi. Che deve un po essere interpretata, perché usare un sostantivo per descrivere un'azione può diventare ambiguo, e incomprensibile, e la gente può domandarsi perché cavolo uno deve scrivere una cosa del genere!? Ma tu lo sai, è solo perché ti va di scrivere, e solo perché ti va di esprimerti, perché è il modo migliore di comunicare che conosci, quindi alla fine è quello che fai, non ci pensi due volte quando devi scrivere, ti perdi in questa scia di parole che sembrano scaturire a caso. Però il tuo interlocutore ti incita ad aprire un blog, da qui il nome del blog. Lo so, penserete, perché devi scriverlo in inglese il titolo, visto che poi scrivi in italiano!? Semplice, non sempre scrivo in italiano, e poi perché qualcuno di un altro paese potrebbe non interessarsi al mio blog, quindi, un titolo più internazionale potrebbe richiamare un maggior numero di persone a cui può interessare quel che scrivo. 
Quindi, eccoci qui! Non faccio promesse di frequenza nelle pubblicazioni, sono incostante , e la mia vita sociale è piuttosto intensa, al di là del lavoro, perciò non sempre ho la possibilità di seguire la cosa, spero che chi mi leggerà, perdonerà la mia leggerezza su questo frangente!
E qui desidero lasciarvi il mio esperimento:


Occhio nuovo:

La strada che mela,
il tramonto stanza,
con gli occhi schiuma
e nebbia vino,
matite che foglio
mille colori,
occhi buio,
luce ala.

05/10/2012

RFDO